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Come gestire le pubbliche relazioni con i media

IL GOVERNO DELLE RELAZIONI CON I MEDIA NON SI MISURA SOLO DA UNA BUONA RASSEGNA STAMPA

In oltre vent’anni di percorso professionale nell’ambito delle Relazioni Pubbliche, tra cui l’instaurare un proficuo e rispettoso dialogo con le redazioni di centinaia di testate, generaliste e specializzate, offline e online, ho portato le imprese ad aprirsi sempre di più all’utilizzo di queste dinamiche all’interno delle proprie strategie di comunicazione.

Oggi sono molte le aziende che comprendono i benefici ottenibili in termini di visibilità, credibilità, autorevolezza, competitività, posizionamento di brand o di prodotto, da un buon lavoro di Ufficio Stampa. Riconoscere il valore restituito da un’attività di pubbliche relazioni organizzata e strutturata è spesso identificato nel numero di articoli, interviste o spazi dedicati, misurati nella consueta rassegna stampa.

Sicuramente è questo il parametro e indicatore dell’efficacia e rispondenza agli obiettivi aziendali del progetto, tradotto poi nell’accresciuta notorietà presso il pubblico di riferimento. Purtroppo però si rischia di cadere nell’errore, se non la pretesa, in cui si pensa che a ogni comunicato stampa prodotto, debba corrispondere la conseguente pubblicazione o immediata reattività.

Ora, al di là che il nostro compito è di “costruire” la notizia, anche quando non c’è, e darle un appeal che ne motivi la ripresa, il pressing costante sulle redazioni ha una seconda finalità e significato, che è mantenere alta la soglia di attenzione al vissuto dell’impresa che rappresentiamo.

Nutrire con costanza i giornalisti con contenuti di diversa tipologia e taglio, vuol dire mantenere alimentata una positiva relazione e affezione, diventando per l’interlocutore un punto di riferimento, affidabile e attendibile, da cui poter attingere informazioni serie e complete, oltre ad essere un valido supporto al suo lavoro.

Questo è saper “governare” una relazione proficua, stabile e solida, non vincolata al solo rapporto comunicato=pubblicazione, ma che ci deve far guadagnare i primi posti in classifica nella mente, e magari anche nel cuore, di una categoria cui molti riservano solo richieste e non una costruttiva e serena condivisione nel perseguire il bene dell’informazione.

Anna Pelucchi – Ottobre 2016

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