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Agenzia relazioni pubbliche, l’evoluzione della specie

Ufficio Stampa, Media Relations, Press Office, chiamatelo come volete, ciò che conta è che un’agenzia relazioni pubbliche sappia evolversi e rispondere al profondo cambiamento in atto, negli stili di relazione e di linguaggio.

Se ciò che distingue un’impresa dinamica e orientata al successo è la capacità di evolvere e creare continuamente valore, per rispondere alle sempre nuove richieste di un mercato/popolazione in continuo cambiamento, lo stesso dicasi di un moderno Ufficio Stampa o di un’agenzia di relazioni pubbliche o Press Office che si rispetti, qualunque sia la sua definizione.

Da quello che “ieri”, e parliamo di vent’anni fa, era considerato, o chiamato a essere un “servizio”, dove professionisti, più o meno qualificati  (ancora non esistevano facoltà di Relazioni Pubbliche o Scienze della Comunicazione) si impegnavano ogni giorno a trasferire contenuti in periodiche cartelle stampa inviate in redazione, se non consegnate a mano direttamente in sede e, magari, con l’occasione, si riteneva fosse strategico pranzare o bere un caffè con il proprio referente, oppure spedite via posta ( e non intendo elettronica..), oggi la musica è cambiata.

I giornalisti sono drasticamente calati, poiché la crisi ha coinvolto profondamente anche l’editoria, per cui chi è rimasto sul campo ha pochissimo tempo a disposizione, sia per incontrarti che anche solo per leggere quanto gli stai inviando, sempre convinto di avere notizie da prima pagina, e il fantomatico “recall” è diventato un ricordo del passato. 

Se si vuole attrarre l’attenzione, e la concorrenza da allora è aumentata considerevolmente, in quanto le imprese, quelle con una visione reputation oriented ovviamente,  hanno finalmente compreso il valore, la misurabilità e la redditività dello strumento, devi essere agile e flessibile nella relazione, con il dosaggio ideale nella frequenza di invio delle news (non più comunicati stampa, fa old economy…), sintetico e pragmatico nella scrittura, abile nell’evidenziare la notizia con il giusto lettering, le spaziature e i grassetti (anche lo stile comunica e attira…), e non solo.

Oggi i team dedicati al lavoro di relazione con i media, devono avere prima di tutto un approccio strategico, per cui operare per obiettivi, che non sono la numerica dei ritagli.., essere creativi nel rendere contenuti a volte di scarso appeal degni del  Wall Street Journal, seguire un pressing calibrato e lanci ragionati, mantenere il lavoro e i risultati ottenuti costantemente analizzati e monitorati, quasi come un esperto di statistica. 

Per un’agenzia di relazioni pubbliche non basta più quindi avere buone qualità di scrittura o buone “amicizie” in redazione, il nuovo corso della storia delle relazioni con i media, chiede menti attente all’ascolto del mercato e ai suoi cambiamenti, ai nuovi contesti di comunicazione (si dialoga con i propri interlocutori attraverso Face Book o Twitter ormai…), ai cambi di proprietà di brand e imprese,  all’internazionalizzazione, alle generazioni dei Millenians con diverse modalità di lettura offline e online, all’utilizzo nei testi di parole chiave per mantenere il ranking nelle pagine di Google o rientrare nelle politiche SEO…

Questo significa “essere sul pezzo”, e saper restituire alle aziende clienti una consulenza (non più un servizio) all’altezza delle loro aspettative e, soprattutto, perfettamente coerente, non ad un’epoca di cambiamento, ma al cambiamento di un’epoca.

Anna Pelucchi – Novembre 2015

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