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Sentiment

Un Ufficio Stampa deve saper essere un “facilitatore” del lavoro del giornalista, oggi più pressato e con sempre meno tempo per ascoltare.

Un tempo un buon Ufficio Stampa si riconosceva dal numero e dalla qualità delle relazioni che sapeva instaurare con i giornalisti. Colazioni, cene e visite in redazione, insieme agli eventi come i press educational o i press tour, senza contare le più frequenti conferenze stampa, sono sempre più rare e con scarsa partecipazione.

Oggi lo scenario è profondamente cambiato, la crisi economica ha seriamente colpito anche il mondo dell’editoria che ha visto cessioni o centralizzazioni in gruppi, e un incremento notevole di portali o magazine online. L’interlocutore tipo dell’Ufficio Stampa, se ha potuto o saputo mantenere il proprio posto di lavoro, o è divenuto un freelance, si trova ad operare contemporaneamente su più fronti con il compito di trasformare contenuti di diversa natura in articoli sufficientemente esaustivi e attraenti. E il tempo per le relazioni umane, a mio avviso sempre e comunque insostituibili, è venuto meno, o limitato a occasioni di altissimo profilo, cedendo il posto a un quotidiano lavoro più pressante ed esigente causa la contrazione di numero.

Ecco che, quindi, se l’Ufficio Stampa ha colto questa evoluzione, o involuzione, a seconda di come vogliamo vederla, deve a sua volta modificare il proprio stile di relazione e modalità di comportamento. Con i giornalisti ormai si dialoga attraverso la posta elettronica, scaricabile anche dal cellulare in qualsiasi parte del mondo ci si trova, se non tramite i moderni social network (linkedin, FB, twitter, ecc.) o “postando” i comunicati stampa dei clienti in press room virtuali e multimediali, o aggregatori di notizie.

I contenuti devono essere forniti con più frequenza, di diverso taglio e lunghezza, per consentire una maggiore e veloce scelta, i materiali fotografici immediatamente scaricabili da google o altre piattaforme condivise.

Sicuramente una nuova impostazione di ruolo che deve cogliere il cambiamento in atto se vuole garantire risultati, e che si basa essenzialmente su una strategica organizzazione e programmazione dei contenuti, sempre e comunque redatti con competenza e stile, ma con occhio attento all’appeal della notizia poi da declinare tenendo conto dei diversi target di pubblico cui è destinata.

Uno solo l’obiettivo, essere per il giornalista una fonte attendibile, affidabile ed efficiente nel rispondere alle richieste dell’ultima ora, così da mantenere proficua e viva quella relazione che un tempo lasciava spazio anche alle piacevolissime chiacchiere di fronte a un buon caffè o un aperitivo in centro….

Anna Pelucchi

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